55 Festival 2026

“CHARITAS!” Il pianoforte “sacro” di Franz Liszt

MERCOLEDÌ 10 GIUGNO
TRENTO Sala Filarmonica, ore 18.00

MITTWOCH, 10. JUNI
TRIENT Sala Filarmonica, 18.00 Uhr
Voce recitante | Sprecherin, Chiara Turrini
Pianoforte | Klavier, Lucrezia Slomp
Programma | Programm

FRANZ LISZT (1811-1886)

Ave Maria, “Le campane di Roma”, S182

Harmonies poétiques et religieuses, S. 173
Bénédiction de Dieu dans la solitude

Deux légendes, S. 175
Légende de Saint François d’Assise: La prédication aux oiseaux
(Leggenda di San Francesco d’Assisi che predica agli uccelli)

Légende de Saint François de Paule marchant sur les flots
 (Leggenda di San Francesco di Paola che cammina sulle onde)

In collaborazione con | In Zusammenarbeit mit
Fondazione Filarmonica Trento

Locandina
Pieghevole

Note al programma

 “…Sono terribilmente stanco di vivere; ma poiché credo che il quinto comandamento ‘Non uccidere’ si applichi anche al suicidio, continuerò ad esistere…”, scrive Franz Liszt alla sua giovane allieva Olga Meyer in occasione del suo settantesimo compleanno, nel 1881. 
Nell’immaginario collettivo, il compositore ungherese viene ricordato soprattutto come il virtuoso del pianoforte per eccellenza, l’artista romantico e libertino, dalla condotta dissoluta. La vita di Liszt, nomade per professione come in amore, rivela invece una personalità complessa, afflitta da una profonda depressione che solo la fede cristiana riusciva ad alleviare.
Liszt si era avvicinato molto presto al cattolicesimo: a soli quindici anni, nel pieno di una tournée di concerti in Europa da bambino prodigio, manifestò la volontà di farsi sacerdote: il padre Adam intervenne convincendolo che la sua “vocazione” era esclusivamente musicale. Quasi quarant’anni dopo, nel 1865, quell’ardente adolescente prese gli ordini minori a Roma e divenne l’“abate Liszt”. E fu proprio la Città Eterna ad ispirare i suoi brani più intimi e vibranti di devozione. Nell’Ave Maria “Die Glocken von Rom” (Le campane di Roma), S.182, composta nel 1862 originariamente per un metodo di studio, Liszt riporta sul pianoforte il “concerto di campane” ascoltato dal suo appartamento in via Felice, sostenendo che quei suoni fossero meglio di qualsiasi cosa si potesse udire nel Conservatorio di Parigi: le stesse campane risuoneranno qualche anno più tardi nella Tosca pucciniana…
Liszt scrisse le Leggende in programma tra il 1863 ed il 1865, durante i due anni trascorsi lontano dal bel mondo, in devoto raccoglimento, nel Monastero della Madonna del Rosario. Secondo Alan Walker, celebre biografo del pianista ungherese, le Leggende non possono essere comprese appieno senza aver visto la cella di Liszt al Monastero, situato su Monte Mario, da dove la città “si srotola come una mappa”. I due brani pianistici sono dedicati ai santi patroni di Liszt, San Francesco d’Assisi e San Francesco di Paola, quest’ultimo scelto dal padre Adam per il nome del figlio, Franz. La prima, San Francesco d’Assisi predica agli uccelli, reca in prefazione l’episodio originale, in Italiano, tratto dal XVI capitolo dei Fioretti, libro tanto caro al compositore, che si sentiva così legato al Francescanesimo da prendere l’ordine di confratello presso i Francescani di Pest, nel 1858. Il pezzo combina frasi dense di lirismo, momenti di contemplazione religiosa, con virtuosismi cromatici nel registro acuto, che portano ad immaginare gli uccellini cinguettanti attorno al convento di Monte Mario.
La seconda leggenda, San Francesco di Paola cammina sulle acque, trae spunto dal capitolo 35 della biografia del Santo scritta da Giuseppe Miscimarra, il cui contenuto, anche in questo caso, viene riportato in italiano, lingua originale. Il miracolo è il prodigio più celebre del santo patrono della Calabria e dei marinai. Secondo la tradizione, nel 1464 il frate non aveva il denaro per pagare il traghetto e attraversare lo Stretto di Messina. Dopo essere stato schernito da un burbero barcaiolo, Francesco si raccolse in preghiera, stese il suo mantello sulle onde, vi salì sopra con i suoi confratelli e attraversò lo stretto. Liszt, impressionato dal mantello del santo dipinto da Eduard Steinle, in una tela donata al compositore dalla principessa Wittgenstein, ricrea la scena con lunghi accordi legati nella zona grave del pianoforte, dedicando ampio spazio alla rievocazione sonora delle onde spaventose, descritte dai veloci cromatismi della mano sinistra.
Discorso a parte, invece, sulla Bénédiction de Dieu dans la solitude, letteralmente la Benedizione di Dio nella solitudine. Il brano è il terzo della silloge Harmonies poétiques et religieuses, raccolta ispirata alle poesie del francese Alphonse de Lamartine. Scritto nel 1847, durante gli anni trascorsi a Weimar con la principessa Carolyne Sayn-Wittgenstein, il brano si dissocia dai virtuosismi giovanili per rivolgersi ad una contemplazione estatica, portata a compimento tramite delicati e veloci arpeggi in ambo le mani, e suggestive sovrapposizioni di quarte, profetizzanti la successiva scrittura di Debussy.

Lucrezia Slomp

Lucrezia Slomp è nata a Trento da una famiglia di musicisti, ereditando sin da piccola il gusto per la grande musica. Ha cominciato lo studio del pianoforte a sei anni al Conservatorio “F. A. Bonporti” di Trento sotto la guida di Maddalena Giese, diplomandosi quindi con il massimo dei voti nel 2010 con Maria Grazia Petrali e completando nel frattempo gli studi classici al Ginnasio Liceo “G. Prati” di Trento. Nel 2014 ha conseguito la laurea di secondo livello di pianoforte, ad indirizzo concertistico solistico, con il massimo dei voti, lode e menzione speciale, sempre al Conservatorio Bonporti, nella sezione di Riva del Garda. Si è perfezionata con Andrea Turini presso l’Accademia musicale valdarnese; ha conseguito il diploma quadriennale di alto perfezionamento pianistico con il Maestro Pietro De Maria, all’Accademia di musica di Pinerolo ed il diploma di post-gradum in pianoforte solistico ed in musica da camera al Pontificio Istituto di Musica Sacra a Roma con il Maestro Claudio Trovajoli.
Nel maggio 2025 ha ottenuto un Master in Collaborative Piano, sotto la guida di Timothy Hester, presso la Houston University in Texas, grazie ad una borsa di studio offerta da The Moores School of Music. Nel corso del Master è stata insignita della “Howard Pollack Scholarship in Memory of Darryl Weber” per i risultati accademici ottenuti. Il suo repertorio solistico spazia dal classico al romantico al moderno, ma con particolare predilezione per gli autori romantici, Chopin, Schumann, Liszt, Brahms, Rachmaninov. Ma si dedica con passione anche alla musica da camera in duo, trio, quartetto e quintetto, esibendosi in diverse formazioni.
Dal 2019 è presidente dell’Associazione “Amici d’Orfeo”, che si occupa di organizzare rassegne concertistiche nel territorio trentino, volte a promuovere i giovani talenti musicali.

Chiara Turrini, nata a Trento, laureata in Psicologia e già docente di Scienze umane, è voce narrante in recital, progetti culturali, trasmissioni radiofoniche e televisive presso la Rai di Trento, collaborazioni con direttori d’orchestra, cori, musicisti e attori. Tra le altre partecipazioni, è stata voce recitante nell’evento di apertura del MUSE (luglio 2013) e lettrice al Trentino Book Festival di Caldonazzo.
È autrice e voce recitante di progetti musical-letterari inseriti in rassegne quali Trento Film Festival, Festival Lago Maggiore LetterAltura, Festival Mistero dei Monti, Festival Buzzati (Belluno), Incontri d’Estate (Pozza di Fassa), Festival di Musica Sacra (Trento-Bolzano-Firenze), Oltre le Vette (Belluno), Sentinelle di Pietra (Assessorato alla Cultura della Provincia Autonoma di Trento). Ha frequentato corsi di teatro, dizione e doppiaggio a Trento e a Milano ed è attrice in videoclip, spot, film e serie TV.