festival

In Passione et Resurrectione Domini

VENERDÌ 24 MAGGIO
FREITAG, 24. MAI
POMAROLO
Chiesa di Chiusole, ore 20.30
Kirche von Chiusole, 20,30 Uhr


SABATO 25 MAGGIO
SAMSTAG, 25. MAI
DENNO
Chiesa parrocchiale, ore 20.30
Pfarrkirche, 20,30 Uhr
La scuola napoletana del Settecento
Die neapolitanische Schule des 18. Jahrhunderts

ENSEMBLE VOCALE NICOLÒ D’ARCO
Tiorba|Theorbe, Lucia Rattini
Violoncello, Ivo Brigadoi
Organo-cembalo|Orgel, Stefano Rattini
Direttore|Leitung, Daniele Lutterotti

Soprani: Tiziana Angheben, Irina Dynnikova, Marta Guassardo, Fiorella Monsorno
Alti: Mariapia Bortolotti, Ezio Salvaterra, Cristiana Visintainer;
Tenori: Manuel Ballatore, Renzo Poli, Anton Radchenko;
Bassi: Enrico Correggia, Andriy Fedik, Stefano Miori, Enrico Totola

 

Programma

ALESSANDRO SCARLATTI (1660-1725)
Follia per il cembalo di ottava stesa
Miserere mei Deus, Graduale in feria quarta Cinerum
Exsurge Domine, Graduale in Dominica tertia in Quadragesima
Laetatus sum, Graduale in Dominica quarta in Quadragesima

NICOLÒ JOMMELLI (1714-1774)
Hosanna Filio David, Antiphona in Dominica Palmarum*
In monte Oliveti, Responsorium primum in Feria quinta in Cena Domini*

ALESSANDRO SCARLATTI
Sonata per violoncello e continuo nr. 3 in do maggiore
(Largo – Allegro – Amoroso – Presto)

FRANCESCO NICOLA FAGO (1677-1745)
Pange lingua gloriosi, Hymnus in Feria sexta in Parasceve*

LEONARDO LEO (1694-1744)
Laudate Dominum Tractus in Vigilia Paschae*

ANTONIO NOLA (1642 – post 1715)
Resurrexi et adhuc tecum sum, Introitus in Dominica Resurrectionis

*prima esecuzione moderna

 

In collaborazione con | In Zusammenarbeit mit

Associazione Castelbarco di Pomarolo

Locandina
Programma di sala

Note al programma
Antonio Nola (1642 – 1715?), da non confondere con il meglio conosciuto Gian Domenico da Nola, morto nel 1592, è stato un compositore napoletano di cui restano scarse informazioni biografiche. Si tratta di una figura minore tra i compositori napoletani, che collaborò con diversi musicisti della Chiesa dei Girolamini, alcuni dei quali assai più noti di lui, come Giovanni Maria Trabaci, Scipione Dentice, Giovanni Maria Sabino, Giovanni Salvatore, il maestro della cappella reale Filippo Coppola e, soprattutto, Erasmo di Bartolo (“Padre Raimo”) autore dei monumentali Mottetti per le quarant’ore. Spiccano nella sua produzione lavori con violini obbligati, come la Messa a cinque voci e il Magnificat a nove voci in due cori, che presentano le tipiche caratteristiche dello stile concertante del tardo seicento. L’Introito per la messa pasquale in programma si caratterizza per la a tratti fitta scrittura imitativa di marca ancora cinquecentesca, sostenuta però dall’impiego del basso continuo.
Alessandro Scarlatti (1660-1725) fu uno dei più significativi rappresentanti della scuola musicale napoletana e il maggior compositore d’opera italiano tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo. Formatosi a Roma, divise poi la sua carriera tra la città papale e Napoli. Anche se non fu il vero e proprio fondatore della scuola musicale napoletana, ne risultò il rappresentante più illustre e più fecondo per originalità e influenza sugli altri autori e sulla musica europea in generale. Lo stile sacro di Scarlatti si caratterizza essenzialmente per il suo eclettismo che unisce lo stylus antiquus della polifonia tradizionale basato sull’imitazione severa, con la retorica barocca degli affetti, per la quale prevaleva una forte urgenza espressiva, raggiunta attraverso l’uso di intervalli arditi e soluzioni armoniche insolite e icastiche. Leonardo Leo (1694-1744), iniziatore della scuola napoletana del XVIII secolo, nacque a San Vito dei Normanni, presso Brindisi.  Probabilmente compì i suoi studi musicali al Conservatorio della Pietà dei Turchini, sotto la guida di Nicola Fago. Si recò poi a Roma per perfezionarsi nel contrappunto e, ritornato a Napoli, ottenne il posto di secondo maestro al Conservatorio della Pietà. Nel 1716 fu nominato organista della Cappella reale e l’anno successivo maestro di cappella della Chiesa di Santa Maria della Solitaria. Iniziò la sua carriera di operista serio nel 1719 con la rappresentazione di Sofonisba, che fu seguita da una trentina circa di altri drammi, ma non va dimenticata la sua abbondante produzione sacra, tra cui una decina di oratori, alcuni brani della quale sono caratterizzati dalle novità del linguaggio strumentale e armonico del primo Settecento, mentre altri si rifanno allo stylus antiquus, fedele ai modelli polifonici tradizionali. Il breve salmo in programma presenta caratteristiche di entrambi i modelli: il riferimento alla melodia gregoriana del salmo e la scrittura polifonica delle voci da una parte, mentre dall’altra colpisce l’uso del basso continuo con un movimento passeggiato di minime nel tempo a cappella.

Nicola Francesco Fago (1677-1745), nacque a Taranto, ma iniziò gli studi musicali a Napoli presso il Conservatorio della Pietà dei Turchini, sotto la guida di Francesco Provenzale. Nel 1697 fu nominato maestro supplente dello stesso Conservatorio e dopo pochi anni succedette al vecchio Provenzale come primo maestro di contrappunto e composizione, carica che mantenne fino al 1740. Nel 1709 fu eletto maestro di cappella al Tesoro di san Gennaro, e dal 1736 fu maestro di cappella di San Giacomo degli Spagnuoli. Suoi allievi furono molti esponenti importanti della scuola napoletana come Nicola Sala, Leonardo Leo, Niccolò Jommelli, Giuseppe de Majo, Carmine Giordano e Francesco Feo. Morì a Napoli il 18 febbraio 1745. Anche la sua produzione sacra presenta in generale le caratteristiche poliedriche di quella degli altri autori napoletani, ma questa versione dell’inno Pange lingua, utilizzato anche nella liturgia del Corpus Domini si caratterizza per l’estrema semplicità della scrittura omoritmica. Niccolò Jommelli (1714-1774) ricevette la sua formazione nei Conservatori di Napoli, ad opera di grandi esponenti della prestigiosa scuola locale, come F. Durante, F. Feo e L. Leo. Si perfezionò poi a Roma, per dedicarsi poi al teatro, ottenendo presto notevoli successi in varie città italiane. A Venezia la sua opera Merope suscitò tanta ammirazione che il Consiglio dei Dieci lo nominò direttore del Conservatorio delle Poverelle. Fu allora che compose i suoi primi brani di musica sacra, tra cui un Laudate pueri a tre cori. Tornato a Roma, trovò nel cardinale Alessandro Albani un ammiratore del suo talento e un potente protettore, grazie al quale fu nominato coadiutore di Bencini, maestro di cappella di cappella in S. Pietro, dedicandosi nuovamente alla musica sacra. Dal 1754 al 1769 fu maestro di cappella e compositore di corte del Carlo Eugenio di Württemberg a Stoccarda, ove rimase fino al 1769, mentre la sua produzione risentiva positivamente l’influsso di diverse componenti musicali europee. Si ritirò infine con la sua famiglia ad Aversa e morì a Napoli il 25 agosto 1774. La sua produzione sacra presenta aspetti piuttosto vari, ma in sostanza riconducibili a quello che veniva definito all’epoca stylus mixtus, caratterizzato dal mantenimento di strutture polifonico-imitative di tradizione palestriniana, nelle quali però si inserivano elementi armonici e melodici contemporanei, di grande effetto espressivo, come dimostrano i due brani in programma.

IVO BRIGADOI, avviato allo studio del violoncello da Giuseppe Momo e da Gisella Schizzi, si diplomato sotto la guida del compianto Lorenzo Corbolini,  perfezionandosi poi presso l’Accademia di Imola e del Trio di Trieste e ha vinto prestigiosi premi nazionali ed internazionali. Ha tenuto concerti in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, collaborando con importanti compagini orchestrali e solisti di chiara fama come E. Onofri, G. Bertagnolli, V. Ghielmi, J. Zoon, R. Bobo.
LUCIA RATTINI ha iniziato il percorso accademico triennale in chitarra presso il Conservatorio di Trento sotto la guida di N. Lutzemberger e L. Lucini. Nel corso degli anni ha seguito numerose masterclass e ha partecipato a diversi concorsi come solista e membro di Ensembles di chitarre. Ha iniziato lo studio della tiorba e del liuto con Pietro Prosser, dedicandosi anche intensamente alla pratica del basso continuo e collaborando con alcuni Ensembles di musica antica.
STEFANO RATTINI si è diplomato con il massimo dei voti e la lode con Giancarlo Parodi e laureato cum laude in organo antico con F. M. Recchia. Ha studiato improvvisazione organistica con Jürgen Essl presso la Hochschule di Stoccarda. Ha al suo attivo un’intensa attività concertistica in Italia ed all’estero, svariate incisioni discografiche, composizioni e pubblicazioni per organo. Ha fatto parte di giurie di concorsi organistici e di composizione, nazionali ed internazionali, è stato socio fondatore e presidente dell’Associazione Organistica Trentina Renato Lunelli ed è membro della Commissione Organi della Diocesi di Trento e della Commissione Artistica del Festival di Musica Sacra.
L’ENSEMBLE VOCALE NICOLÒ D’ARCO è nato nel 2001 su iniziativa di Daniele Lutterotti allo scopo di costituire un gruppo vocale da camera dedito all’esecuzione della musica rinascimentale e barocca secondo una prospettiva  filologica. Ha partecipato tra l’altro al prestigioso Festival Trento Musicantica, al Festival Regionale di Musica Sacra, ai Concerti dell’Accademia di S. Giorgio di Verona, agli Incontri Internazionali di musica da camera di Caldonazzo e a diverse altre manifestazioni. Ha presentato in concerto brani di raro ascolto di autori ingiustamente dimenticati come E. Marotta, A. Grandi, P. Cafaro, D. Cimarosa ed altri, anche in prima esecuzione moderna e ha collaborato con prestigiosi gruppi da camera come il Trio Broz, l’Ensemble Zandonai, il Quartetto degli Affetti, Labirinti Armonici, Cappella Benacensis e con figure di spicco della musica barocca come Pietro Prosser, Luigi Lupo, Marina Bonetti.