Il sacro che unisce: dialogo tra il Canto a Tasgia di Aggius e i musicisti trentini
Note al programma
Nel nostro paese, sono state tramandate molte tradizioni dell’artigianato del sughero, del ferro, del granito, della tessitura, degli usi, e dei costumi, ma sicuramente più rappresentativa e particolare rimane quella del canto, bene intangibile, di origine nuragica con trasformazione bizantina, definita da Gabriele d’Annunzio nella sua lettera autografa del 1928, “Antico quanto l’alba”.
Il coro di Aggius è l’unico in Sardegna che ancora conserva e custodisce i canti di tutto l’anno liturgico, ad iniziare con la Novena del Santo Natale, le litanie del Carmelo, la Messa Carmelitana, i canti che accompagnano i riti della Settimana Santa, per finire con il Tè Deum di fine anno, il canto che accompagnava le danze all’uscita da chiesa, e gli altri canti profani che rallegravano le feste e lo scandire del tempo della cultura agricolo – contadina.
Il lavoro svolto con i Professori del conservatorio di Sassari, vede ormai da alcuni anni una collaborazione avviata con loro e con le università di Sassari e Cagliari, che ci stanno permettendo di tramandare in altra forma, la consueta pratica generazionale, per evitare la dispersione e la perdita di un così vasto e ricco patrimonio.
Abbiamo realizzato un accompagnamento musicale strumentale che volutamente ha lasciato intatto il carattere vocale tradizionale di origine bizantina e carmelitana, normalmente accompagnato nel venerdì santo dall’organo, che anche se non poteva essere suonato per divieto del lutto totale, poteva accompagnare la voce del coro e del solista che passa dalla tonalità minore e sommessa della coralità prevista nella funzione ad una tonalità maggiore nelle partiture cantate.
Lutto totale che prevedeva anche la legatura delle campane e l’uso di particolari rumorosi strumenti in legno e ferro regolarmente usati dai ministranti e dai ragazzi per annunciare le varie funzioni.
Di questi particolari canti pervenuti nei riti delle Sacre rappresentazioni medievali e spagnole due sono particolari e unici nella tradizione del canto a quattro voci in Sardegna detti a “Cuncordu” o nel caso di Aggius a “Tasgjia” e precisamente nel versetto “O Crux” del Vexilla Regis e nel Versetto del “Tibi soli peccavi” del Miserere solenne eseguito durante la deposizione di Nostro Signore Gesù Cristo dalla Croce, che rende il momento particolarmente commovente, partecipato e condiviso nel lutto popolare dei fedeli.
Gianpiero Leoni
C’è un filo rosso che accompagna il programma di questo concerto, ed è l’anima popolare che emerge sia nell’espressione vocale della polifonia sarda quanto nelle pagine organistiche che si alternano ad esse.
La produzione organistica italiana ottocentesca è fortemente influenzata dal melodramma e dalla musica bandistica, tanto da condizionare anche la costruzione degli organi (quello di Villa Lagarina ne è un esempio preclaro), mutuando gli stilemi compositivi, le movenze e il cadenzare o arrivando persino a trascrivere le arie d’opera e le ouvertures da eseguire all’Offertorio o alla Comunione.
La Sonata I del roveretano Francesco Ferrari è di fatto intitolata Sinfonia con “imitazione di Flauto e Fagotto”, dichiarando il desiderio di riprodurre quelle sonorità riferite al mondo orchestrale.
Anche l’Elevazione del bolognese Antonio Diana, attraverso l’utilizzo del registro di Voce Umana vuole muovere i sentimenti con grande espressività e coinvolgimento.
La Suonata di Girolamo Barbieri, piacentino di nascita ma attivo soprattutto a Caravaggio, prima come maestro di cappella e poi come organista, è tratta dalla raccolta “Dodici suonatine per organo, servibili per benedizioni” e trova la sua collocazione naturale proprio alla benedizione del SS. Sacramento, con una prima parte cantabile e meditativa e una conclusione più spigliata per il congedo.
Una costruzione bipartita analoga la si ritrova nella Sonata di Antonio Nardetti, organista al Santo di Padova, dove la sonorità del Flauto, ancora una volta viene a trattare l’organo in senso orchestrale, giocando anche sull’alternanza della tonalità maggiore e minore.
A chiudere la Sinfonia per organo (titolo dato dall’esecutore) di autore Anonimo porta alla luce una pagina manoscritta su carta pergamena articolata in tre sezioni caratterizzate da diversa agogica: Allegro moderato, Allegro vivace, Più mosso, esempio di molte altre pagine che non hanno ancora una paternità certa ma che sono testimoni di un’attività compositiva e di una prassi organistica assai diffusa lungo tutto l’Ottocento.
Paolo Delama
L’Ensemble Dionisi nasce nel 1996, in seno all’Associazione Cameristica Rovereto con l’intento di eseguire un repertorio di musica da camera il più ricco possibile utilizzando una grande varietà di strumenti e spaziando nel repertorio musicale di tutte le epoche. Tra le attività del gruppo, da segnalare la realizzazione di un CD con musiche da camera di Renato Dionisi e le molte collaborazioni con compositori attivi sul territorio al fine di stimolare la produzione di nuovi lavori musicali.
Alessandro Arnoldo, nato a Trento nel 1989, ha compiuto gli studi musicali diplomandosi in direzione d’orchestra al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano sotto la guida di Daniele Agiman. Ha arricchito la sua formazione partecipando a corsi e masterclass alla Riccardo Muti Italian Opera Academy, l’Accademia Chigiana di Siena e l’Accademia del Rossini Opera Festival. Ha diretto numerose orchestre. Direttore Artistico della Fondazione Filarmonica Trento e direttore principale dell’orchestra I Filarmonici di Trento è, inoltre, giornalista pubblicista.
Il Coro di Aggius “Galletto di Gallura” nasce verso la prima metà degli anni Settanta del secolo scorso sotto la direzione del famosissimo maestro di canto Gallurese, Salvatore Stangoni, nominato da Gabriele D’Annunzio: “Galletto di Gallura”, che ammaestra una decina di giovani dai quali nasceva poi il nucleo portante del coro. Attivissimo negli anni Settanta ed Ottanta, viene diretto sino al 1992 da Leonardo Biosa e curato per la parte dei brani religiosi da Don Pierino Baltolu, partecipando alle più importanti manifestazioni che si tengono annualmente nell’isola e varcando più volte i confini regionali nazionali e internazionali.
Marco Vincenzi, organista e clavicembalista veronese, diplomato nel Conservatorio della sua città. Svolge intensa attività concertistica sia di solista sia di direttore e concertatore in diverse formazioni cameristiche barocche, partecipando a importanti manifestazioni riscuotendo ovunque apprezzati riconoscimenti di critica e di pubblico sia per la tecnica esecutiva sia per le capacità interpretative ed espressive. Attivo nella ricerca, ha sempre operato nel campo di ritrovamenti di opere musicali del Settecento e dell’Ottocento con edizioni e pubblicazioni di carattere storico e musicologico.

