55 Festival 2026,  Promo

Lode a Maria nei secoli

SABATO 16 MAGGIO
CHIUSOLE (Pomarolo) Chiesa di San Rocco, ore 20.30

SAMSTAG, 16. MAI
CHIUSOLE (Pomarolo) Kirche St. Rochus, 20.30 Uhr

LODE A MARIA NEI SECOLI

CORO ITINERA
Citarista, Elisa Trentini
Direttrice | Direktorin, Laura Crescini
Con la partecipazione dello storico dell’arte
Unter Mitwirkung des Kunsthistorikers Andrea Crescini

PROGRAMMA

MEDIOEVO

CANTO GREGORIANO
Ave Maris stella
(con accompagnamento alla cetra)

ANONIMO
Maria matrem virginem
(dal Llibre Vermell de Montserrat)

GUILLAUME DUFAY (ca.1397-1474)
Ave Regina coelorum

RINASCIMENTO

JACOB ARCADELT (1515-1557)
Ave Maria

GREGOR AICHINGER (1564-1628)
Regina coeli

BAROCCO

DOMENICO SCARLATTI (1685-1757)
Dal Magnificat:
Esurientes implevit
Suscepit Israel
Recordatus
Sicut locutus est
Gloria Patri – Amen

ROMANTICISCMO

FRANZ SCHUBERT (1797-1828)
Salve Regina, D 386

GIOACHINO ROSSINI (1792-1868)
dallo Stabat Mater:
Quando corpus morietur

XX SECOLO

OSWALD JAEGGI (1913-1963)
Salve Mater misericordiae
(con accompagnamento alla cetra)

 

In collaborazione con | In Zusammenarbeit mit

Associazione Castelbarco

Locandina
Pieghevole

Note al programma

La figura di Maria, i dogmi, i misteri e le solennità liturgiche a Lei dedicate sono stati nel corso dei secoli oggetto privilegiato di contemplazione lirica di poeti, pittori e musicisti. 
“Lode a Maria nei secoli” propone un breve excursus selezionato dall’impressionante mole di produzione a Maria dedicata in Occidente sin dai primi secoli della cristianità.
Il brano più antico in programma, l’inno gregoriano Ave Maris stella, ancora oggi impressiona per la bellezza dell’andamento melodico, la cui frase d’apertura raggiunge il suo apice sulla sillaba tonica di ‘stella’, anticipando in modo spontaneo la prassi molto più tarda del madrigalismo. Ancora in ambito medievale, il programma presenta un estratto dal Llibre Vermell de Montserrat, monastero nei pressi di Barcellona, unico manoscritto miracolosamente sopravvissuto al rogo appiccato dalle truppe napoleoniche alla biblioteca.
A cavallo tra Medioevo e Rinascimento si colloca l’Ave regina coelorum di Guillaume Dufay (fine sec. XIV- 1474), autore che apre e corona la grande fioritura dell’arte franco-fiamminga. Il brano, di scrittura per nulla intricata, armonizza le frasi del testo singolarmente e in modo compatto; da notare l’inconfondibile cadenza di Landini, che chiude la composizione regalando all’orecchio moderno suggestioni arcaiche.
In generale, il Rinascimento assistette a un grande sviluppo della cultura musicale; la musica vocale raggiunse un nuovo e più intimo rapporto con il testo, e il modello formale si confermò quello di 4 o più linee vocali, di uguale importanza, che si dividevano equamente il compito di presentare motivi musicali in una struttura di contrappunto imitativo. Questa altissima forma di collaborazione tra pari è particolarmente evidente nei due frammenti compresi tra i ritornelli del Regina coeli di Gregor Aichinger (1564-1628). In stile completamente omoritmico è invece l’altro brano scelto a rappresentare la polifonia rinascimentale, l’Ave Maria di Jacques Arcadelt (1507-1568), fulgido e celebre esempio di delicatezza, grazia e devozione. Se nel Rinascimento le emozioni in musica venivano espresse secondo una concezione aristocratica di misura e di distacco, nel barocco i compositori si sforzarono di rappresentare una vasta gamma di sentimenti con vivacità e addirittura veemenza. Trovarono mezzi per esprimere stati d’animo in modo codificato, generando la cosiddetta “teoria degli affetti”; la musica barocca, dunque, non era scritta per esprimere esclusivamente i sentimenti individuali dell’artista, ma per rappresentare gli affetti trasmessi mediante un vocabolario sistematico e normativo, un repertorio comune di tecniche compositive. Perciò è lecito parlare di una forma di ‘artigianato’ musicale. Nel brano barocco selezionato, la seconda parte del Magnificat di Domenico Scarlatti (1685-1757), predomina la sensazione di un grande edificio sonoro fatto di pochi mezzi ricorrenti, sfruttati appieno grazie all’imitazione tra le voci. Essenziale la valorizzazione della dissonanza, che in senso psicoacustico esprime e suscita tensione e disagio, risolta in consonanza (distensione, quiete). In Scarlatti il meccanismo fortemente intellettuale dell’imitazione tra le voci e dell’alternanza dissonanza/consonanza si fa pura poesia.
Nonostante risalga al periodo 1831-1841, dunque in pieno periodo romantico, lo Stabat Mater di Gioacchino Rossini (1792-1868) trae ispirazione dagli stili del passato, come il compositore era spesso portato a fare, più che alle idee innovative del XIX secolo. In particolare, il quartetto Quando corpus morietur ripropone l’antica usanza del canto a cappella, sebbene inserito in un’opera per soli, coro e orchestra, ma soprattutto riprende la barocca ‘teoria degli affetti’. Rossini fa largo uso del ‘passus duriusculus’, discesa cromatica nell’intervallo di una quarta, che è rappresentazione musicale del languore, per amore o morte (leggi: decadimento del corpo). Guizzo geniale rossiniano, oltre alle leggere variazioni intorno alla catabasi, come enunciato dai bassi nel tema, l’uso del ‘passus‘ in modo armonico (laddove le voci formano armonie complete degradanti verso il basso), e l’inserimento di sprazzi di colore operistico, quasi squilli di trombe, oltre all’impiego di silenzi, in realtà più che eloquenti, tra frasi o incisi.
Un Franz Schubert (1797-1828) diciottenne, ancora insegnante sulle orme del padre, compone questo Salve Regina con la sua ben nota capacità di melodista e le sue delicate armonie.
In chiusura, un ritorno al gregoriano: Salve Mater misericordiae (sec XIII) in un arrangiamento di Peter Oswald Jaeggi (1913-1963), sacerdote e musicista svizzero; al gregoriano originale si alterna un ritornello composto all’uopo con grande sensibilità.

Laura Crescini

L’Associazione culturale Itinera si è costituita nel 2015 grazie ad un gruppo di persone accomunate dalla passione per il canto. Il primo proposito, quello di costituire un coro con cui proporre repertorio di raro ascolto, si è poi evoluto in molteplici direzioni. Ad oggi l’Associazione Itinera ha proposto corsi di formazione musicale, corsi di teatro, corsi di strumento, ear training e corsi di canto, finalizzati alla ricerca del benessere psicofisico tramite l’analisi e lo sviluppo consapevole della vibrazione sonora nel corpo umano. L’associazione ha come sua espressione permanente il Coro Itinera che propone un repertorio di vasto respiro ed è particolarmente attenta alla diffusione del canto come potente mezzo di indagine del sé. Il Coro Itinera ha avuto modo in questi anni di eseguire numerosi concerti, in particolare in terra bresciana e trentina, fra i quali spiccano la partecipazione alle settimane Barocche al Teatro Grande di Brescia, i Concerti a Villa d’Alba a Gardone Riviera, la Festa della Musica ad Arco e Bezzecca, la Rassegna di Musica Sacra a Pergine, la Rassegna Concerti d’Autunno nella Valle del Chiese; nonché di collaborare con nomi prestigiosi della musica, fra i quali ricordiamo in particolare i Maestri Pietro Pasquini, Michele Barchi, Vincenzo Capezzuto e Soqquadro Italiano. Il Coro Itinera è diretto, sin dalla sua costituzione, da Laura Crescini, diplomata in canto artistico e composizione, docente presso la Scuola Musicale Alto Garda, dedita da decenni alla direzione di cori e gruppi strumentali, che costituisce l’anima ispiratrice e fondatrice del Coro stesso.

Laura Crescini si è diplomata in canto lirico nel 1993 con lode e menzione speciale, dopo anni di sperimentazione in vari ambiti. Dal 1989 al 1991 membro del Coro Sinfonico della RAI di Milano, dal 1992 inizia la carriera di solista con orchestra. Si specializza nella prassi esecutiva barocca dal 1993 e come membro dell’ensemble “Les Tresors d’Orphee” ha inciso musica in prima assoluta e tenuto concerti in Italia e all’estero, e lezioni-concerto in varie Università italiane. Membro dell’ensemble “Il concerto delle Dame” diretto da Silvio Baracco. Ha studiato direzione di coro con S. Baracco e P.P. Scattolin, d’orchestra con M. Dini Ciacci, F. Hauswirth e J. Cober. Direttrice di gruppi bandistici e varie formazioni corali, affianca tuttora all’attività didattica quella concertistica. Nel 2015 ha conseguito il Diploma in Composizione.