festival

Sguardi d’autore

DOMENICA 9 GIUGNO
SONNTAG, 9. JUNI
AVIO Chiesa parrocchiale, ore 11,00
Pfarrkirche, 11,00 Uhr
Organo | Orgel, Mattia Rosati

 

PROGRAMMA

 

WOLFGANG AMADEUS MOZART (1756-1791)
Sonata da chiesa in Do KV 336 (arr. Z. Szathamary)
Adagio in Do K. 356

JOHANN SEBASTIAN BACH (1685-1750)
Concerto in re minore BWV 596
O Mensch, bewein dein Sünde gross BWV 622

FRANCESCO FERRARI (1797-1875)
Sonata Seconda
Sonata Quarta

FELIX MENDELSSOHN (1809-1847)
Tema e Variazioni
Sonata per organo No. 5

Locandina
Programma di sala

 

In collaborazione con | In Zusammenarbeit mit

Comune di Avio

 

Note al programma

«His execution of Bach’s music is transcendently great […] His extempore playing is very diversified – the soft movements full of tenderness and expression, exquisitely beautiful and impassioned […] In his loud preludes there are an endless variety of new ideas […] and the pedal passages so novel and independent […] as to take his auditor quite by surprise...».

«La sua esecuzione della musica di Bach è trascendentalmente grande […] Le sue improvvisazioni sono molto varie – i pezzi delicati sono pieni di tenerezza ed espressione, squisitamente belli e appassionati […] nei preludi in organo pieno c’è un’infinita varietà di nuove idee […] e i passaggi al pedale così freschi e indipendenti […] da cogliere l’ascoltatore di sorpresa…».

Così l’organista Henry Gauntlett scriveva nel 1838 sulla rivista “Musical World” commentando uno dei concerti di Felix Mendelssohn a Londra: di qui si potrebbe cominciare per raccontare il programma in locandina, avviando  un primo percorso che intreccia un corale bachiano come il BWV 622 con la Sonata V dell’amburghese, dove una melodia armonizzata in modo di corale segna l’esordio del brano, per poi procedere in quella modalità “figurata” cara al grande di Eisenach, per quanto ovviamente in un contesto d’armonie d’atmosfera romantica, “piene di nuove idee”. Quanto a tenerezza ed espressione, ne sono conferma le delicate variazioni dell’andante che precede la sonata. Come una bandiera che rende esplicita l’identità dell’ebreo convertito al cristianesimo non cattolico ma protestante, come un segno di fede nella continuità di una tradizione attraverso e dentro una religione della storia che abbraccia anche e soprattutto la musica. Ma se una identità tedesca protestante obbliga all’accoglimento di uno stile vocale (il corale) di chiaro richiamo liturgico, l’altro tragitto si orienta a sud guardando all’Italia, ad uno stile strumentale senza alcun riferimento rituale. È sempre Bach ad indicare il percorso nel mentre trascrive per organo o per clavicembalo i concerti di Vivaldi: il Concerto in re minore riesce tra i più famosi del genere, saccheggiato anche dal virtuosismo pianistico ottocentesco ed appare sintetico delle scritture barocche con il suo preludio e fuga al primo movimento, l’andamento di siciliana al secondo (omaggio alla danza ma utilizzato da Bach anche nell’introduzione della Passione secondo Matteo), il ritmico, brillante incedere dell’ultimo.  Così transitando dal barocco al classicismo, la sonata mozartiana non ha nulla di religioso presentandosi come un pezzo da concerto di immediata comunicativa. Il primo tema molto cantabile è esposto dai violini e ripreso dall’organo; il secondo tema ha un andamento più delicato e grazioso. Non mancano la cadenza con trillo e un ritornello, la ripresa del tema principale, al quale si affianca poi il secondo soggetto, questa volta in re minore con una serie di modulazioni, caratterizzanti lo stile concertante e un po’ audace della Sonata da chiesa. 
Con il compositore roveretano Francesco Ferrari, recentemente riscoperto grazie alla pubblicazione delle sue sonate la collana della Società Filarmonica di Trento curate da Paolo Delama, si oltrepassa qualsiasi remora: melodie cantabilissime, popolari e teatrali, accompagnate da batterie di accordi insistenti sulle primordiali cadenze armoniche, rese spettacolari dall’uso di registri orchestrali e bandistici: vi trapela la considerazione che il popolo di Dio è probabilmente lo stesso popolo delle barricate risorgimentali, che forse passa meglio il suo tempo in chiesa, nel mentre il sacerdote compie il rito, con il “pop” dell’epoca, teatrale o appunto stradaiolo. I risultati non saranno forse capolavori assoluti, ma toccavano quel sentimento (capacità di sentire), che arriva al cuore e rende tutti gli uomini uguali.

 Annely Zeni

MATTIA ROSATI nasce a Trento nel 1999. Dopo aver studiato pianoforte presso la scuola musicale locale consegue il diploma di direzione di coro e organo presso l’istituto diocesano di musica sacra di Trento. Si diploma (primo livello) sotto la guida di Adriano Falcioni con li massimo dei voti e lode presso il Conservatorio Monteverdi di Bolzano dove ha studiato anche clavicembalo e basso continuo. Si è esibito come solista al Festival organistico di Ravenna, al Festival Candotti di Udine, presso il duomo di Orvieto, al Festival Laurenziano di Perugia e presso il Festival organistico di Arzachena.
Mattia Rosati ha preso parte, eseguendo 4 concerti, all’esecuzione dell’Opera Omnia di Dietrich Buxtehude (progetto della classe di organo del Conservatorio di Bolzano). È uno dei sedici organisti che hanno proposto l’esecuzione in più concerti dell’Opera Omnia per organo di Max Reger nel 2023 (anniversario dei 150 anni dalla nascita del celebre compositore tedesco) esibendosi nella Cattedrale di San Lorenzo a Perugia. Ha approfondito lo studio della letteratura organistica frequentato masterclass tenute da importanti artisti come: Daniel Chorzempa, Ludger Lohmann, Philippe Lefebvre, Ben Van Oosten e Wolfgang Zerer. Si è distinto in diversi concorsi ottenendo riconoscimenti quali: il 3° premio al VI Concorso Organistico Internazionale “Organi storici del basso Friuli” (2021), il 3° premio al XI Concorso Organistico Internazionale “Rino Benedet” (2022) ed è risultato vincitore della prima edizione del “Concorso Organistico delle Dolomiti” (2023).
Studia attualmente presso l’Università della musica di Monaco di Baviera nella classe d’organo di Bernhard Haas e Martin Sander.