festival

In memoriam Ferruccio Busoni

MARTEDÌ, 4 GIUGNO
DIENSTAG, 4. JUNI
BOLZANO • BOZEN
Duomo, ore 20.00
Dom, 20,00 Uhr

MERCOLEDÌ 5 GIUGNO
MITTWOCH, 5 JUNI
TRENTO • TRIENT
Cattedrale di S. Vigilio, ore 20.30
Dom, 20,30 Uhr
Omaggio a Ferruccio Busoni nel centenario
della morte
Hommage an Ferruccio Busoni zu seinem
hundertsten Todestag

Programma | Programm

Ferruccio Busoni (1866-1924)
Berceuse élégiaque, op. 42

Gott erbarme sich unser (67. Psalm) per coro misto e orchestra
prima esecuzione in tempi moderni

Felix Mendelssohn Bartholdy (1809-1847)

Lauda Sion per soli, coro e orchestra, op. 73

Aurora Bertoldi, soprano
Caterina Dalmaso, contralto
Anton Radchenko, tenore
Federico Evangelista, basso

Coro Filarmonico Trentino
Sandro Filippi, direttore

Orchestra Haydn di Bolzano e Trento
Ruben Jais, direttore

In collaborazione con | In Zusammenarbeit mit

 

PER IL CONCERTO DI BOLZANO
Info biglietti | Karteninfo: 10€
Potete acquistare i biglietti online o alla biglietteria del teatro comunale di Bolzano | Tickets erhalten sie online oder an der Theaterkasse des Stadttheaters Bozen. +39 0471 053800 /
info@ticket.bz.it

→ PER IL CONCERTO DI TRENTO
Entrata libera fino ad esaurimento posti

 

FERRUCCIO BUSONI Berceuse élégiaque, op. 42

Nel giro di pochi mesi Ferruccio Busoni perse entrambi i genitori, che vivevano a Trieste, omaggiandone la memoria con due importanti composizioni. La Fantasia nach Johann Sebastian Bach per pianoforte Alla memoria di mio padre Ferdinando Busoni (24 giugno 1834 – 12 maggio 1909) fu composta di getto a po­che settimane dalla sua morte e fu definita dal compositore «uno dei miei pezzi migliori» in cui il dolore per la perdita del padre, con il quale i rapporti non furono mai semplici, si trasfigura nella ‘paternità’ musi­cale bachiana. Il 1° giugno 1909 Busoni scrisse alla madre: «un avvenimento grande ed unico toglie il fiato e le parole. Come restiamo at­toniti rispetto a quelle forze misteriose e brutali. Ed il primo sentimento è: l’inspiegabilità del fatto e l’incredulità della ristretta mente d’avanti al suo compimento. […] è a lui che debbo le miei gioie e le mie sofferenze, tutta la mia vita e che egli non è più, mi sembra essere io un atroce debitore». A distanza di pochi mesi Busoni avrebbe dovuto nuovamente misurarsi con simili sentimenti in seguito alla morte della madre Anna Weiss (13 gennaio 1833 – 3 ottobre 1909), che era stata altrettanto determinante nella sua prima formazione musicale e pianistica. Ancora una volta affidò i suoi sentimenti e le sue riflessioni alla musica, componendo a Londra nel corso dello stesso mese di ottobre una partitura orchestrale cui diede il titolo di Berceuse élégiaque, op. 42, e come sottotitolo l’epitaffio Ninna-nanna dell’Uomo sulla bara di sua Ma­dre. [Des Mannes Wiegenlied am Sarge seiner Mutter] Poesie […] In memoriam Anna Busoni, n. Weiss, m. 3. Oct. mcmix, corredandolo di quattro versi premessi alla partitura: «Dondola la culla del bimbo, / oscilla la bilancia del suo destino, / svanisce il cammino della vita, / si perde in lontananze eterne…». [«Schwingt die Wiege des Kindes, / Schwankt die Waage seines Schicksals, / Schwindet der Weg des Lebens, / Schwindet hin in die ewigen Fernen…».] «Il timbro, elemento di maggiore novità in quest’opera, risplende di una luminosità opaca che Busoni ottiene prescrivendo la sordina agli archi, sfruttando i registri medi e bassi dei fiati e gli armonici dell’arpa e degli archi, amalgamati dalla celesta e dal gong: sfondi e primi piani si impastano così nel trascolorare continuo di mezzi toni soffusi, senza emergenti asperità. Il ritmo, disossato e fluttuante, suggerisce un tempo senza tempo, immagini che si perdono in eterne lontananze, come in una dissolvenza della memoria. Armonicamente siamo oltre i confini della tonalità» (Sergio Sablich).

La Berceuse élégiaque è una rielaborazione della Berceuse per pianoforte del luglio 1909, aggiunta in coda alle sei Elegien per pianoforte del 1908. La prima della Berceuse élégiaque ebbe luogo il 21 febbraio 1911 nella Carnegie Hall di New York, con la Boston Symphony Orchestra diretta da Gustav Mahler. In sala ad applaudire c’era anche Arturo Toscanini. Fu l’ultimo concerto diretto da Mahler, che dopo il suo rientro a Vienna morì a distanza di tre mesi.

 

FERRUCCIO BUSONI Gott erbarme sich unser (67. Psalm) per coro misto e orchestra

Delle circa duecento composizioni del periodo giovanile, una trentina sono brani su testi sacro-liturgici, in particolare su quello dell’antifona mariana per eccellenza: dall’Ave Maria, op. 1, del 1877, all’Ave Maria, op. 35, del 1882, l’ultima composizione sacra di Busoni, sono ben sei le composizioni su questo testo. La produzione sacra di Busoni, un unicum del suo catalogo, si può suddividere in tre blocchi, il primo dei quali si estende dal 1873 al 1877 e contiene brani appartenenti alla fase compositiva ‘infantile’ di Ferruccio sotto la guida attenta e incombente del padre ed esprimenti una religiosità spontanea, dominata dalla figura protettrice e ausiliatrice di Maria.

Il secondo blocco di composizioni sacre risale agli anni 1877-1879 ed è da mettere in relazione all’incontro con il compositore Johannes Evangelist Habert, regens chori della cattedrale di Gmunden, la località dove la famiglia Busoni trascorse le estati 1876 e 1877, il quale fu prodigo di consigli in ordine alla musica sacro-liturgica che il ricettivo Ferruccio mise subito a frutto. L’Ave Maria a quattro voci del 1878, di cui fece dono della partitura alla città di Arco, e la Missa i. quatuor vocibus cantanda, op. 34, avviata ancora nel gennaio del 1879 nel corso del tour concertistico trentino-tirolese e poi portata a termine a Klagenfurt il 12 febbraio 1879, sono i primi due saggi in stile rigorosamente contrappuntistico-imitativo alla Giovanni Pierluigi da Palestrina. La composizione più rappresentativa di questo periodo mediano è lo Stabat Mater per coro misto a sei voci e quintetto d’archi, op. 55, composto e portato a termine nell’agosto del 1879 a Cilli/Celje ed eseguito, sotto la direzione dello stesso Busoni, nel concerto tenutosi nel Landschaftlicher Rittersaal di Graz il 23 novembre 1879.

Il terzo e ultimo blocco di composizioni sacre vide la luce a Graz nel corso dell’intenso periodo di apprendistato compositivo durato poco più di un anno, dal gennaio del 1880 al marzo del 1881, che gli fece fare sotto la competente e stimolante guida di Wilhelm Mayer/Rémy quel salto di qualità da compositore autodidatta a compositore ferrato.  In questo periodo vide la luce la trilogia sacra che costituisce il vertice conseguito da Busoni in questo genere: la Missa in honorem Beatae Virginis Mariae per doppio coro, il Mottetto Gott erbarme sich unser sul testo del Salmo 67 per coro misto e orchestra e l’incompiuto Requiem per soli, coro e orchestra, la cui stesura, avviata a Graz, proseguì poi a Trieste fra maggio e luglio del 1881. Del Mottetto Busoni approntò dapprima una versione per coro e pianoforte, che fu portata a termine il 15 novembre 1880 e alla quale diede il numero d’opera 55. Al 23 dicembre 1880 risale invece la sua successiva orchestrazione, che suscitò l’ammirazione del suo maestro Mayer/Rémy: «Le riserve che potrebbero sorgere […] in questo o in quel punto appaiono di poco conto se si considera che il compositore ha appena 15 anni e che la presente opera è in realtà il suo primo tentativo di padroneggiare grandi masse vocali e strumentali». Nel concerto di congedo di domenica 24 aprile 1881 nel Landschaftlicher Rittersaal organizzato dal comitato che aveva patrocinato e sostenuto la permanenza dei Busoni a Graz, l’esecuzione del Mottetto era abbinata a quella di altre recenti composizioni del giovane Ferruccio che nella prima parte diede anche un saggio delle sue doti pianistiche, eseguendo importanti pagine del repertorio classico e romantico.

Busoni articola la sua lettura musicale del Salmo 67 in tre grandi pannelli che danno rilievo scultoreo al testo biblico. Il primo pannello è quello più articolato e ingloba cinque degli otto versi del Salmo, di cui il primo «Gott erbarme sich unser und segne uns» costituisce una sorta di refrain. Il secondo pannello è costituito dal grande corale di lode «Es preisen dich, Gott, die Völker», raccordato senza soluzione di continuità al terzo e ultimo pannello, la fuga a due soggetti sul verso conclusivo «Es segne uns Gott und alle Welt», prodigio di sapienza contrappuntistica.

 

FELIX MENDELSSOHN-BARTHOLDY Lauda Sion per soli, coro e orchestra, op. 73

L’ampia composizione per quattro voci soliste, coro e orchestra, iniziata nel 1845 e completata l’anno successivo, suscitò una grande sorpresa in Germania, in quanto Mendelssohn, appartenente a una famiglia di origini giudaiche poi convertitasi al cristianesimo protestante, aveva in catalogo composizioni sacre ispirate alla Bibbia, ma non alla liturgia cattolica. La sequenza Lauda Sion Salvatorem composta nel 1264 da San Tommaso d’Aquino, è infatti una delle cinque sequenze ‘salvate’ dal Concilio di Trento che viene intonata nella sua versione gregoriana nell’ambito della festività del Corpus Domini.

Il Lauda Sion, op. 73, di Mendelssohn nacque da una specifica commissione della Chiesa cattolica belga per le celebrazioni del seicentesimo anniversario della festa del Corpus Domini e venne eseguito l’11 giugno 1846 nella Basilica di San Martino a Liegi, chiesa in cui nel xiii secolo la festa era stata celebrata per la prima volta. Mendelssohn articola le dodici strofe dell’inno in otto diverse sezioni affidandone il testo ora al soprano solista, ora a un quartetto vocale, ora al tutti del coro, in un generale stile melodioso all’italiana. La composizione si apre con un maestoso corale (Lauda Sion) il cui tema nel successivo Allegro vivace diventa il soggetto di un ampio fugato. Un secondo coro, che collega l’Eucaristia all’Ultima Cena (Laudis thema specialis), e la successiva sezione per coro e soprano solo (Sit laus plena) riaffermano il carattere liturgico-devozionale del brano. Nelle sezioni centrali il quartetto vocale (In hac mensa) e il coro (Docti sacris institutis e Dogma datur) sono impegnati a celebrare il dogma eucaristico ora in stile contrappuntistico-imitativo ora con un severo corale all’unisono sull’incipit del inno gregoriano del Lauda Sion. Dopo l’affettuosa aria del soprano (Caro cibus), che ricorda a coloro che stanno per ricevere l’ostia consacrata che ogni frazione del pane contiene Cristo per intero, la sezione successiva (Sumit unus, sumit mille) propone una visione della comunione eterna dei fedeli in attesa del Giudizio Finale con accenti che ricordano il «Rex tremendae majestatis» del Requiem di Mozart. Nella strofa conclusiva che riunisce i soli e il coro e che si apre sul tema del corale iniziale, Cristo è il Buon Pastore, il “pane degli angeli”. «Nel Lauda Sion Mendelssohn ha pagato un grandioso tributo alla Chiesa cattolica. Nel periodo che va da Cherubini a Bruckner, Mendelssohn e Liszt sono stati i compositori in grado di comporre vera musica liturgica per la Chiesa cattolica, arricchendola così di capolavori» (Eric Werner).
Giuliano Tonini

 

RUBEN JAIS
Nato a Milano, contemporaneamente agli studi universitari ha compiuto quelli musicali presso il Conservatorio della sua città, diplomandosi in musica corale e direzione di coro e in composizione polifonica vocale con il massimo dei voti. Sempre a Milano, si è diplomato in composizione e ha anche compiuto gli studi di direzione d’orchestra, perfezionandosi in seguito con masterclass all’estero.
È stato direttore musicale della Mailänder Kantorei, formazione legata alla comunità tedesca di Milano, dedicandosi al repertorio tedesco, affrontando inoltre l’integrale delle Cantate sacre di Bach. È stato maestro del coro del Coro Sinfonico di Milano dalla sua fondazione nel 1998 al 2007. Con tale ruolo ha collaborato, tra gli altri, con Claudio Abbado, Luciano Berio, Oleg Caetani, Riccardo Chailly, Claus Peter Flor, Romano Gandolfi, Christopher Hogwood, Vladimir Jurowski e Helmuth Rilling. Nel 2008 ha istituito laBarocca di Milano, ensemble specializzato nell’esecuzione della musica di tale periodo storico, con cui affronta i maggiori capolavori del repertorio sia strumentale che operistico. Dal giugno 2016 al luglio 2019 è stato direttore artistico e direttore esecutivo della Fondazione Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi, di cui è stato direttore generale e direttore artistico fino al dicembre 2023. Dal gennaio 2024 è sovrintendente e direttore artistico della Fondazione Toscanini di Parma. Ha diretto musica strumentale, corale e sinfonica presso varie istituzioni italiane ed estere, quali adda Simfònica Alicante (l’Auditorio de la Diputación de Alicante), il Teatro Comunale di Bologna, la rtsi (la Radiotelevisione Svizzera Italiana) di Lugano, il Teatro Real di Madrid, il Teatro alla Scala e Milano Musica, il Festival di Sankt Moritz, l’Orchestra Nazionale di Santiago del Cile, la UiS (l’Universitetet i Stavanger) e la Biennale di Venezia. Alcuni importanti appuntamenti che lo hanno visto protagonista insieme a laBarocca sono stati, nel 2016, il debutto presso la Wigmore Hall a Londra, dove è stato più volte invitato; la partecipazione al Festival MiTo (Milano e Torino), all’Enescu Festival di Bucarest e al Festival Gluck di Norimberga; l’inaugurazione del restaurato Teatro Gerolamo di Milano; un tour italiano di Robert McDuffie organizzato dal cidim. Nel 2021 ha diretto la Passione secondo Giovanni di Bach nel Duomo di Milano, dove è ospite regolare per l’esecuzione dei concerti del periodo natalizio e quaresimale. Nel 2022, nell’ambito del Festival MiTo, ha diretto le formazioni de laBarocca di Milano nella Messa in si minore di Bach. La pubblicazione nel 2017 di Heroes in Love – Arie d’opera di Gluck, in collaborazione con Sonia Prina, ha inaugurato l’attività discografica de laBarocca; sono seguiti nel 2018 The Solo Cantatas for Bass di Bach, con Christian Senn (cd Glossa Music) e la Missa Omnium Sanctorum di Zelenka (sempre per Glossa Music), disco vincitore di alcuni premi internazionali.

AURORA BERTOLDI, soprano
Ventidue anni, ha iniziato a studiare il violino presso il Conservatorio Bonporti di Trento e Riva del Garda nel 2012, sotto la guida di Cinzia Chizzola, Myriam Dal Don e Annastella Gibboni, perfezionandosi con Cristiano Rossi. Dal 2018 fa parte dell’organico del Coro Filarmonico Trentino diretto da Sandro Filippi, prendendo parte a diversi concerti per i Festival di Musica Sacra, e non solo. Nel 2019 ha intrapreso lo studio del canto lirico con Mattia Nicolini, con il quale sta attualmente concludendo il terzo anno del triennio. Nel 2023 ha partecipato a una masterclass tenuta da Luciano Ganci e, in seguito, a un concerto lirico in ricordo di Maria Callas nella Sala Filarmonica di Trento, con la partecipazione di Serena Gamberoni, Maria Letizia Grosselli e Rossana Rinaldi. Nel settembre 2023 ha debuttato nel ruolo di Zerlina nel Don Giovanni di Mozart al Teatro Sociale di Trento, sotto la guida di Gabriella Medetti e Andrea Raffanini. Successivamente è stata selezionata per un corso tenuto da Alessandro Corbelli e Gioele Muglialdo in collaborazione con l’Accademia Cantoalato e Ottavanota, con concerto conclusivo nel salone d’onore di Casa Verdi a Milano.

CATERINA DALMASO, contralto
Caterina Dalmaso frequenta il secondo anno del biennio in canto lirico presso il Conservatorio Bonporti di Trento. Recentemente ha cantato come contralto solista nel Gloria e nel Magnificat di Vivaldi in varie chiese del Trentino. Nel 2021 ha frequentato la Belcanto Academy di Pergine Valsugana, avendo modo di partecipare a vari concerti, e ha interpretato il ruolo del Dritter Knabe nell’opera Die Zauberflöte per il Festival Innamorarsi della Musica di Pergine Valsugana. Negli anni ha collaborato con l’Associazione Amici della Lirica Giacomo Puccini di Pergine Valsugana per la realizzazione di numerosi concerti di musica sacra e profana.

ANTON RADCHENKO, tenore
Anton Radchenko è nato nel 2000 nella città di Hrebinka, nella regione di Poltava in Ucraina. Dal 2016 al 2020 ha studiato presso l’Accademia Musicale di Kiev R. M. Glier. Dal 2019 al 2022 è stato artista del coro e solista presso il Teatro dell’Opera di Kiev. Dal settembre 2020 all’aprile 2022 ha studiato presso l’Accademia Musicale Nazionale P. I. Čajkovskij con V. G. Antonyuk. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo album di canzoni popolari ucraine Canzoni galiziane, arrangiate da L. M. Revutsky, con il pianista D. Pivnenko. Vincitore della borsa di studio nazionale del Presidente dell’Ucraina per i giovani artisti nel 2022, nello stesso anno è diventato solista presso la Cattedrale di San Michele. Dall’aprile 2022 studia presso il Conservatorio Bonporti di Trento con Mattia Nicolini; ha organizzato e partecipato a molti concerti e progetti, inclusi quelli di beneficenza per sostenere le persone colpite dalla guerra in Ucraina. Nel settembre 2023 ha debuttato come Don Ottavio nel Don Giovanni di Mozart diretto da Andrea Raffanini al Teatro Sociale di Trento. Anton Radchenko ha partecipato ai festival di musica sacra di Bolzano, Trento e Pordenone (2022 e 2023), collaborando come solista con l’Orchestra da Camera della Città di Arco (Stefano Bonora), l’Orchestra Filarmonica della Città di Trento (Alessandro Arnoldo), il Coro Polifonico di Lavis (Luca Pernice) e il Coro da Camera «Sofia» (Oleksii Shamritskii).

FEDERICO EVANGELISTA, basso
Federico Evangelista ha ottenuto il diploma di vecchio ordinamento in clarinetto studiando con Lorenzo Guzzoni, laureandosi poi nel biennio a indirizzo solista nel 2017. Ha studiato canto lirico con Mattia Nicolini, laureandosi nel 2023 presso il Conservatorio Bonporti di Trento con il massimo dei voti. Ha partecipato come clarinettista e come cantante a masterclasses di Maurizio Arena, Mate Bekavac, Enza Ferrari, Charles Neidich, Calogero Palermo e Nicola Ulivieri. In ambito operistico ha debuttato nei ruoli di Colas in Bastien und Bastienne di Mozart, di Peachum nella Dreigroschenoper di Weill all’Auditorium Fausto Melotti di Rovereto, dell’Indovino nella Coppa del re di Zandonai e come protagonista nel Don Giovanni di Mozart al Teatro Sociale di Trento.

CORO FILARMONICO TRENTINO
Il Coro Filarmonico Trentino è stato fondato nel 2007 da Sandro Filippi, che ne è ancora oggi il direttore. La formazione risulta molto flessibile nell’affrontare repertori di epoche anche cronologicamente distanti: dalla polifonia a cappella rinascimentale alla vocalità romantica sino alla contemporaneità. Fiore all’occhiello è la collaborazione con alcuni compositori come Roberto Di Marino, Renato Dionisi, Marina Giovannini, Nicola Segatta, Mauro Zuccante, che hanno scritto espressamente per esso. Il coro propone anche musiche di raro ascolto, spesso all’interno di progetti articolati, come, ad esempio, quello incentrato sulla figura di Ferruccio Busoni. Il coro vanta numerose collaborazioni con enti e istituzioni che continuano ad offrirgli occasioni inestimabili di ricerca e di studio.

SANDRO FILIPPI, maestro del coro
Nato a Trento nel 1958, ha studiato con Renato Dionisi, Carlo Pirola e Bruno Zanolini, diplomandosi in composizione polifonica vocale, strumentazione per banda e musica corale e direzione di coro presso i Conservatori di Milano e Verona. È stato direttore de I Musici Cantori di Trento e delle Istitutioni Harmoniche. Attualmente dirige il Coro Filarmonico Trentino, del quale è fondatore e direttore artistico. Viene regolarmente invitato quale membro di giuria in concorsi corali che di composizione sia nazionali che internazionali. Oltre a composizioni per coro ed elaborazioni di canti popolari ha scritto per organo e pianoforte, ottenendo premi e segnalazioni in vari concorsi nazionali e internazionali a Bergamo, Biella, Brescia, Lubiana, Salisburgo, Trento, Venezia, Verona e Vicenza. Suoi lavori sono stati eseguiti in varie manifestazioni sia in Italia sia all’estero, dal Corpo Bandistico di Albiano (Trento), dalle Voci Nobili di Bergen, dai Piccoli Musici di Casazza (Bergamo), dal Coro Tone Tomsic di Lubiana, dalla Corale Zumellese di Mel (Belluno), dai Minipolifonici di Trento, dal Coro della sat e dal Coro Giovanile Italiano. È stato docente di direzione e repertorio corale per didattica della musica presso il Conservatorio di Bolzano. Dal 2009 è docente presso l’Università della terza età e del tempo disponibile di Trento.