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In ricordo di Luciano Chailly nel 20° della morte

Sabato 4 Giugno 2022 – Pieve di Ledro, Chiesa Parrocchiale, ore 18.00
Domenica 5 Giugno 2022 – Trento, Chiesa San Francesco Saverio, ore 20.30

Samstag, 4. Juni 2022 – Pieve di Ledro, Pfarrkirche, 18.00 Uhr
Sonntag, 5. Juni 2022 – Trient, Kirche San Francesco Saverio, 20.30 Uhr

CORO FILARMONICO TRENTINO
Mauro Brusaferri, organo
Sandro Filippi, direttore

 

Programma

L. GROSSI DA VIADANA (1564–1627)
O sacrum convivium per coro misto
Sicut ovis ad occisionem per coro misto

A. GABRIELI (1533–1586)
Maria Magdalene per coro misto

R. DIONISI (1910–2000)
Missa brevis per coro a 4 voci miste (1976)
(Kyrie – Sanctus – Benedictus – Agnus Dei)
Justorum animæ per coro a 4 voci miste (1979)
Huic ergo parce Deus per coro misto a cappella (1974)

C. MONTEVERDI (1567–1643)
Adoramus te per coro a 6 voci
Cantate Domino per coro a 6 voci

B. BETTINELLI (1913–2004)
Ave verum per coro misto (1983)
O Jesu dolce (Come una lauda) per coro misto (1939)

A. BRUCKNER (1824–1896)
Ave Maria per coro a 4 voci miste

M. REGER (1873–1916)
Wir glauben an einen Gott op. 138/8
per coro misto a 5 voci

L. CHAILLY (1920–2002)
Messa del popolo per due cori alterni
e organo di sostegno (1964)*
(Kyrie – Gloria – Credo – Sanctus – Benedictus – Agnus Dei)
prima esecuzione mondiale

LOCANDINA

PROGRAMMINO

Note al programma
Nel presente programma si propone un accattivante connubio tra antico e moderno: un itinerario stilistico che va dal repertorio rinascimentale a quello della seconda metà del xx secolo; trovano spazio principalmente compositori italiani assieme a una breve ma intensa incursione nel tardoromanticismo tedesco. I due mottetti di Lodovico Grossi da Viadana pongono in musica dei celebri testi dedicati rispettivamente al Santissimo Sacramento e alla Passione del Signore; in particolare, in O sacrum convivium si può apprezzare una scrittura corale che guadagna gradualmente complessità virtuosistica, mentre in Sicut ovis ad occisionem l’atteggiamento è più posato e solenne pur nella drammaticità espressa dal testo. Rimanendo in ambito rinascimentale, ma spostandosi in area veneziana, con Maria Magdalene di Andrea Gabrieli si passa alla gioia per la Resurrezione, festosamente espressa tramite entrate ad imitazione delle voci; si noti come il coro si riunisca in omoritmia in corrispondenza delle parole degli angeli («Jesum quem quæritis» e «surrexit sicut locutus est»). Tra gli italiani risalenti al secondo Novecento spiccano i nomi dei tre compositori presenti nel programma, che fanno parte della cosiddetta «generazione di mezzo»: musicisti nati tra gli anni Dieci e Venti del Novecento, che si distinsero dai ‘colleghi’ d’avanguardia grazie a un artigianato musicale pregno di conoscenza e consapevolezza storica, lontano dagli sperimentalismi estremi, ma al contempo estraneo a tendenze reazionarie. Tale atteggiamento fece sì che il loro percorso artistico, pur se colto e fecondo, fosse appartato e oggi si renda necessario un coraggioso lavoro di valorizzazione del loro pregevole lascito musicale. La figura di Renato Dionisi è di fondamentale importanza nel contesto del secondo Novecento, specialmente in ambito didattico; con i brani presentati, tutti risalenti agli anni Settanta, si può apprezzare uno stile moderno ma essenziale, che evita prolissità, estremamente rispettoso della vocalità e attento a veicolare efficacemente il messaggio del testo. La Missa brevis è basata su materiale musicale all’apparenza tanto semplice quanto suggestivo e raffinato all’ascolto; lo stesso principio caratterizza i mottetti Justorum animæ e Huic ergo parce Deus. Rispettivamente, il primo parafrasa un testo utilizzato nelle Festività per i Santi e i Defunti, mentre il secondo mette in musica gli ultimi versi della Sequenza del Requiem. Con Claudio Monteverdi si torna a un vero caposaldo della Storia della musica; la sua opera e la sua figura hanno notevolmente influenzato i compositori dell’epoca come quelli dei secoli successivi, tanto nella musica sacra quanto in quella profana. La scrittura dei mottetti a 6 voci Adoramus te e Cantate Domino è complessa e richiede notevole preparazione tecnica: non mancano infatti virtuosismi vocali e un’evidente ampiezza di respiro; il primo mette in musica il testo per l’adorazione della Croce, mentre il secondo esprime festosamente e con esuberanza la gioia del canto al Signore. Bruno Bettinelli è un altro rappresentante del secondo Novecento che si fece apprezzare come musicista e didatta in ambiente milanese; il riferimento alla Storia e alle forme del passato è evidente sin dalle titolazioni dei due brani presentati: il celeberrimo Ave verum Corpus e O Jesu dolce, basato sulla lirica di Leonardo Giustinian (1388–1446) e rifacentesi alla forma della lauda. Si presenta in seguito una pennellata sul tardo Romanticismo tedesco, con le sue raffinatezze armoniche e spiccate drammaticità espressive; nel celebre Ave Maria, Anton Bruckner utilizza stilemi ricorrenti nel vocabolario romantico: grandi contrasti dinamici e timbrici, ripetizioni seguite da pause che creano crescente tensione, ampi intervalli nelle linee melodiche, grande densità di scrittura sorretta da magistrali cesellature armoniche. Anche Max Reger è degno rappresentante dei tardoromantici affacciatisi sul Novecento, con un particolare gusto per certe atmosfere brahmsiane e il riferimento alle grandi forme bachiane; Wir glauben an einen Gott [Noi crediamo in un solo Dio] è caratterizzato da una scrittura armonica estremamente raffinata e cangiante, che si traduce in un andamento imprevedibile e sempre intensamente espressivo. «Dopo la Messa al Pastore, la Messa al Gregge», dichiarava Luciano Chailly in merito alla Messa del popolo, composta nella primavera del 1964 poco dopo la Missa Papæ Pauli (che si potrà ascoltare sempre all’interno del Festival di Musica Sacra il 10 e 11 giugno prossimi). Con la Messa del popolo Chailly mira a mettere in pratica le direttive del Concilio Vaticano ii, intese a promuovere una partecipazione attiva alla liturgia da parte della gente comune, qui rappresentata dal coro in lingua italiana; la parte musicale affidata ad esso è di grande linearità, basata «su melodie semplicissime ma decorose». Tale (ideale) semplicità si riscontra anche a livello strutturale: infatti, secondo le parole di Chailly stesso, la Messa del popolo si mantiene, nella sua brevità, salda a una concezione liturgica, senza cedere troppo spazio all’invenzione musicale. Al popolo viene affiancato un coro in lingua latina, che rappresenta la tradizione secolare della Chiesa e canta a più voci; la parte latina sviluppa e fiorisce gli spunti proposti dal popolo. Nel finale, a conciliazione della tendenza tradizionale e di quella sancita dalle novità del Vaticano ii, i due cori si trovano a cantare assieme per esprimere in pace la lode a Dio. E proprio per confermare tale intento, la Messa del popolo è dedicata «Ai fratelli di ogni Paese, per la gloria di Dio». All’ascolto, la Messa del popolo risulta un lavoro piacevole ed evocativo, ma non privo di complessità; nel «Kyrie» iniziale, i cori si alternano regolarmente nella posata enunciazione dei versetti, e fin da subito si può notare la complessità di scrittura della parte latina rispetto a quella italiana. Il «Gloria» è un movimento molto vitale, vario e vivace; in questo caso è il coro latino a prevalere, benché introdotto per due volte dal ‘popolo’. Il successivo «Credo» è naturalmente il brano più esteso, e i cori si alternano nella declamazione integrale della professione di fede con una linea melodica ritmicamente cangiante e solenne; in certi passaggi, la voce richiama strumenti musicali, con vocalizzi virtuosistici espressivamente efficaci che culminano nel magnifico «Amen» finale. Il «Sanctus » e il «Benedictus» vengono eseguiti di seguito e risultano contrastanti: difatti, il primo è maestoso e predilige dinamiche di f e ff, mentre il secondo è un «Adagio dolcissimo» che inizia in pp e guadagna gradualmente le sonorità precedenti a partire dalla ripetizione dell’«Hosanna», magistralmente costruito su strette entrate ad imitazione. Come anche nella Missa Papæ Pauli, l’«Agnus Dei» finale è un movimento lento, delicato, pensoso e commosso e finalmente i cori si trovano a cantare assieme nell’invocazione alla pace eterna.
Alberto Delama

 

Il CORO FILARMONICO TRENTINO si costituisce nel 2007 al fine di svolgere un’attività concertistica a progetto, partecipare a manifestazioni di rilievo e collaborare con diversi artisti. Il coro ha ad oggi collaborato con il Corpo Bandistico di Albiano e con la Banda Rappresentativa della Federazione Corpi Bandistici del Trentino, eseguendo a Roma con quest’ultima un concerto di Musica sacra in S. Maria in Trastevere ed il Concerto di Natale presso l’Auditorium di Trento. Nell’ambito della 57° edizione del Concorso Internazionale pianistico F. Busoni di Bolzano ha eseguito in prima mondiale partiture di musica sacra di F. Busoni. Nelle ultime edizioni (2009-10-11) del Festival di Musica Sacra di Trento e Bolzano ha messo in produzione pagine corali, alcune delle quali inedite e in prima assoluta di R. Dionisi, I. Dapreda e ancora, G. Mahler e S. Barber, in parte registrate. Nell’edizione del Bolzano Festival Bozen 2011 ha presentato la Via Crucis di F. Liszt nella ricorrenza dei duecento anni dalla nascita. È stato invitato dal Centro Studi Musicali F. Busoni di Empoli ad esibirsi nell’ambito delle Giornate Busoniane 2013 e 2016. Per la rivista Amadeus (dicembre 2013) ha pubblicato un CD di Musiche di ispirazione mariana del giovane Ferruccio Busoni. Nel Festival regionale di Musica Sacra di Trento e Bolzano 2014 e 2016, il Coro Filarmonico Trentino ha inoltre eseguito in prima assoluta l’opera sacra Ikone di Nicola Segatta, con la straordinaria partecipazione del violoncellista Giovanni Sollima. Il coro ha poi collaborato con l’Orchestra Filarmonica Slovena per l’esecuzione di musiche di K. Weill e B. Martinu, nonchè con l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento per l’esecuzione di musiche di W.A. Mozart e F. Mendelssohn nell’edizione 2015 del Festival regionale di Musica Sacra. Per celebrare la musica sacra di Igor Stravinskij, nel 2016 il coro ha eseguito due Mottetti per coro a cappella e la Mass, opera sacra per soli, coro e doppio quintetto di fiati, quest’ultima diretta dal M° Kasper de Roo. Da ultimo, su invito del Circolo amici della musica “Alfredo Catalani” di Lucca, in collaborazione con il Comune di Porcari, il Coro Filarmonico Trentino ha proposto per il Concerto della Pasqua del 2017 Le 14 Stazioni della Via Crucis per coro misto e soli con l’accompagnamento di organo di Franz Liszt. SANDRO FILIPPI, nato a Trento, ha studiato con Renato Dionisi, Bruno Zanolini e Carlo Pirola. Si è diplomato presso il Conservatorio di Milano in Composizione polifonica vocale e in Strumentazione per banda e presso il Conservatorio di Verona in Musica corale e direzione di coro. Ha diretto dal 1980 al 2003 il coro “I Musici cantori” di Trento con i quali ha svolto attività concertistica e si è affermato in importanti concorsi (Vittorio Veneto, Arezzo). Quale maestro del coro, ha partecipato all’incisione con l’Orchestra Haydn dell’Oratorio San Francesco di Padre Hartmann (Agorà, 2001) e del Dixit Dominus di Cimarosa (CPO, 2008). È stato inoltre direttore de “Le Istitutioni Harmoniche” di Verona, del Coro polifonico “R. Lunelli” e dell’Accademia Musicale di San Giorgio di Verona. È fondatore e direttore del Coro Filarmonico Trentino, con cui si è esibito in importanti festivals musicali. Con quest’ultimo, nel 2008, ha diretto in prima esecuzione mondiale nell’ambito del Bolzano Festival Bozen la Missa I. Quatuor vocibus cantanda op. 34 e l’Ave Maria Kind. 95 di Ferruccio Busoni. Sempre riguardo alla produzione vocale sacra di Busoni è seguito nel 2013 un CD per Amadeus. Fa parte della Commissione artistica della Fondazione Coro della SAT ed è consulente artistico dell’ASAC Veneto. È stato membro di giuria in concorsi corali e di composizione corale. È stato titolare della cattedra di Direzione di coro per Didattica della musica presso il Conservatorio “Monteverdi” di Bolzano.

SANDRO FILIPPI, nato a Trento, ha studiato con Renato Dionisi, Bruno Zanolini e Carlo Pirola. Si è diplomato presso il Conservatorio di Milano in Composizione polifonica vocale e in Strumentazione per banda e presso il Conservatorio di Verona in Musica corale e direzione di coro. Ha diretto dal 1980 al 2003 il coro “I Musici cantori” di Trento con i quali ha svolto attività concertistica e si è affermato in importanti concorsi (Vittorio Veneto, Arezzo). Quale maestro del coro, ha partecipato all’incisione con l’Orchestra Haydn dell’Oratorio San Francesco di Padre Hartmann (Agorà, 2001) e del Dixit Dominus di Cimarosa (CPO, 2008). È stato inoltre direttore de “Le Istitutioni Harmoniche” di Verona, del Coro polifonico “R. Lunelli” e dell’Accademia Musicale di San Giorgio di Verona. È fondatore e direttore del Coro Filarmonico Trentino, con cui si è esibito in importanti festivals musicali. Con quest’ultimo, nel 2008, ha diretto in prima esecuzione mondiale nell’ambito del Bolzano Festival Bozen la Missa I. Quatuor vocibus cantanda op. 34 e l’Ave Maria Kind. 95 di Ferruccio Busoni. Sempre riguardo alla produzione vocale sacra di Busoni è seguito nel 2013 un CD per Amadeus. Fa parte della Commissione artistica della Fondazione Coro della SAT ed è consulente artistico dell’ASAC Veneto. È stato membro di giuria in concorsi corali e di composizione corale. È stato titolare della cattedra di Direzione di coro per Didattica della musica presso il Conservatorio “Monteverdi” di Bolzano.

MAURO BRUSAFERRI si è diplomato in organo e composizione organistica ed in Strumenti a percussione presso il Conservatorio di Trento sotto la guida dei Maestri Francesco Rigobello e Sergio Torta. Come organista intraprende un’intensa attività concertistica che lo porta a suonare in Repubblica Ceca, Polonia, Austria, Germania e in Italia specializzandosi nell’accompagnamento di cantanti e strumentisti. Inizia a studiare canto sotto la guida del M° Vito Maria Brunetti e recentemente con il baritono Lorenzo Muzzi. Grazie al M° Sandro Filippi inizia l’attività di solista nell’ambito della musica sacra. Si esibisce da solista con l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, l’orchestra Busoni di Trieste, i solisti Toscani, per la musica del 900 con l’Ensamble Wincraft di Insbruck cantando pagine di Stravinsky, ed in altre formazioni. Nel 2018 grazie al progetto “Art for two” del compositore americano Artur Gottchlak ha la possibilità di esibirsi alla Carnegie Hall di New York sia in veste di cantante che di strumentista. È stato diretto da vari maestri quali: Gianluca Capuano, Massimo Belli, Giovanni Fornasieri, Sandro Filippi e altri.

Con il patrocinio del Comune di Ledro