festival,  Promo

«Ore plangamo de lu Siniore»

 

→ PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

Sabato 26 giugno 2021, Santa Croce del Bleggio, Chiesa parrocchiale, h. 18.00
Domenica 27 giugno 2021, Trento, Chiesa di S. Chiara, h. 18.00

«ORE PLANGAMO DE LU SINIORE»

Una Passione giullaresca abruzzese del XIII secolo dal codice di Celestino V

Ensemble Micrologus

 Patrizia Bovi (Maria), canto
Federica Bocchini, Barbara Bucci (le Pie Donne), canto
Enea Sorini, (cantore), canto e tamburo
Lorenzo Lolli (cantore), canto e liuto
Goffredo Degli Esposti (giullare), zufolo & tamburo, doppio flauto
Gabriele Russo (giullare), viola, tromba, corno

 

 

PROGRAMMA:

Prima parte:

Dami conforto Dio et alegrança (Laudario di Cortona)
Plangeva la matre con gran dolore (Columbia University Library, MS Western 84)
Ave dei genitrix fontana d’allegrezza (Laudario di Cortona)

 

Seconda parte:

Ore plangamo de lu Siniore (Passione, Codice di Celestino V)
Ricostruzione musicale: Francesco Zimei

 

Con inserti musicali:

De la crudel morte de Cristo (Lauda, Codice di Cortona)
Or piangiamo che piange Maria (Lauda, Codice Magliabechiano)
Danza macabra (ricostruzione)

Passione di Giulianello (Tradizionale)
Stabat mater (tradizione orale umbra)

 

ENSEMBLE MICROLOGUS

I musicisti umbri Patrizia Bovi, Goffredo Degli Esposti e Gabriele Russo, con Adolfo Broegg (1961-2006), hanno fondato l’Ensemble Micrologus nel 1984,  con lo scopo di contribuire alla riscoperta e all’interpretazione della Musica Medievale, basandosi sulla ricerca delle fonti, sulle indagini storiche, paleografiche, organologiche ed iconografiche. Il Micrologus utilizza fedeli ricostruzioni degli strumenti d’epoca (collaborando direttamente con i vari liutai specializzati) e, nelle esecuzioni in forma di spettacolo teatrale, costumi ed elementi scenografici; così, ha realizzato oltre 50 diversi spettacoli di musica medievale, portati in tour in Europa, Americhe e Giappone.

Il Micrologus collabora con il teatro, con la danza, con il cinema (ha realizzato anche la colonna sonora del film “Mediterraneo” di Gabriele Salvatores) e con altri importanti artisti di musica contemporanea, tra cui i Fratelli Mancuso, Giovanna Marini, il Banco del Mutuo Soccorso, Vinicio Capossela.

Nel 2002, il Micrologus ha avuto l’opportunità di registrare le musiche del “Libre Vermell de Montserrat” direttamente, primo gruppo nella storia, nell’antico monastero di Montserrat, in Catalogna; in collaborazione con l’Abbaye de Rouyamont (in residenza nel 2002-2003), ha messo in scena “Li Gieus de Robin et de Marion” (la prima opera con musica, di fine XIII sec.) con cui è stato in tour in Francia e altri paesi europei. Nel 2007-2009  ha fatto un tour internazionale con “Myth”, spettacolo di teatro-danza del coreografo Sidi Larbi Cherkaoui, insieme  alla compagnia belga di Toneelhuis.  Nel 2009, con il Libro-CD “Aragòn en Nàpoles” riceve il premio “BIGGEST SURPRISE” dal Boston Globe, nella lista top classical albums dell’anno.

Da alcuni anni l’Ensemble Micrologus tiene corsi e stage sull’interpretazione della musica medievale collaborando con: il Festival di Urbino, La Citè de la musique (Parigi), l’Abbaye de Rouyamont, il Festival di Jaroslaw (Polonia), il Festival di Copenhagen.

Dal 2010 organizza il Corso Internazionale di Musica Medievale a Spello (Pg) e il Festival “Spello Splendens”.

Il Micrologus ha registrato 28 CD, ed è stato premiato con il “Diapason d’Or de l’Année” in Francia, nel 1996, per il CD “Landini e la musica fiorentina”, nel 1999, per il CD “Alla napolitana” e un “The Best of 2000 Award” di Goldberg per il CD “Cantico della terra”.

Numerose solo le registrazioni  radiotelevisive per: RAI 1, RAI 2, Radio 3, Radio France Culture, Radio France – Musique, ORF Vienna, Radio Suisse, Asahi Television di Osaka, WDR Colonia, Radio Clara Belgio, Televisione Slovena.
La registrazione di uno fra il loro ultimi programmi ideati, “Carnivalesque”, ha ricevuto il Diapason d’Or nel mese di novembre 2014.

 

Note al programma

La recente decifrazione della melodia apposta sul brano di planctus volgare che chiude la Passione latina di Montecassino (metà del XII secolo) ha consentito al musicologo Francesco Zimei di recuperare nella sua pienezza espressiva la sacra rappresentazione da esso cui deriva, pervenuta integralmente con il titolo di «Lamentatio beate Marie de filio» in un codice dell’ultimo quarto del Duecento appartenuto a Pietro del Morrone – poi papa Celestino V – e attualmente conservato nell’Archivio Capitolare dell’Aquila.
Ne è sortita l’idea di allestire, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila e con il patrocinio della locale Curia Metropolitana, Ore plangamo de lu Siniore, una attendibile ricostruzione scenica e sonora del più antico documento di musica e teatro in lingua italiana di cui si abbia conoscenza.
Il testo, un componimento strofico di carattere giullaresco, narra gli episodi che vanno dall’arresto di Cristo alla sua sepoltura ed è ripartito fra il Narratore e la Vergine. L’esiguo ruolo assegnato al Protagonista (un solo verso dalla cattura alla morte, oltre al racconto in prima persona della sua discesa agli inferi) suggerisce che all’epoca – considerando anche il fatto che l’esecuzione era affidata a dei giullari – non si facesse ricorso a un attore in carne e ossa ma a un crocifisso con le braccia snodabili da adattare alle posture richieste dai vari momenti della Settimana Santa, come testimoniato da alcune statue superstiti prodotte in Italia Centrale fra XII e XIV secolo.
Per l’occasione si è utilizzata una scultura scenica con tali caratteristiche, appositamente modellata dal noto scultore Paolo Iacomino su un originale aquilano del periodo. Ore plangamo de lu Siniore è, dunque, anche il primo spettacolo in tempi moderni a recuperare l’uso filologico di un crocifisso con braccia snodabili nella sua connessa valenza scenografica.

Analoga coerenza storica è stata applicata ai costumi, tratti dal ciclo di affreschi dell’Abbazia di Bominaco (vicino all’Aquila), commissionati nel 1262 dall’abate Teodino, uno tra i primi ad aver avuto rapporti con Pietro del Morrone e con la sua congregazione – detta poi dei Celestini –, riconosciuta da papa Urbano IV con il nome di Fratelli dello Spirito Santo e aggregata nel giugno 1264 all’ordine benedettino. 
L’iconografia ha suggerito inoltre posture e gestualità da far assumere ai personaggi in scena nonché l’uso di alcuni strumenti musicali, la tuba (tromba), lo zufolo (flauto) col tamburo, del tutto estranei ai Vangeli ma suggestivamente documentati nelle scene della Via Crucis dipinta nella chiesa di Santo Stefano a Castelnuovo, grangia di Bominaco, per la quale l’anonimo artista locale dovette evidentemente ispirarsi a una sacra rappresentazione cui aveva personalmente assistito. 
Lo spettacolo, della durata di circa un’ora, ha una geometria di tipo cruciforme: aperto e concluso da una processione – recante, nella scena finale, il feretro del Cristo
 morto, con la partecipazione del pubblico –, sfruttando dunque la navata centrale in senso longitudinale, sarà ambientato davanti all’altare centrale, avendo come fulcro il Crocifisso e gli altri personaggi disposti ai suoi lati, sempre secondo l’iconografia del periodo.

L’esecuzione è affidata ai musicisti del celebre Ensemble Micrologus che, causa normativa per la pandemia riguardante la sicurezza, per l’occasione devono momentaneamente abbandonare la veste di attorie per restituire la Passione in forma di concerto.